Questa estate ho corso tantissimo. C’era un 8000 in ballo e volevo veramente arrivarci preparato. Negli anni ho avuto un rapporto mutevole con la corsa. All’inizio era stata una vera e propria dipendenza. Correvo molti giorni a settimana e sempre per molto tempo. Uno dei miei giri preferiti era partire da casa mia ed arrivare fino ad Andrate lungo una mulattiera decisamente ripida. I giorni in cui non riuscivo ad andare a correre, non mangiavo, o quasi. Il risultato finale era quello di sentirmi sempre imballato, ma almeno scaricavo le tensioni dello studio ed avevo trovato una dipendenza relativamente sana e decisamente a buon mercato. Poi ho iniziato a regolarmi. Ho lasciato perdere la corsa per lunghi periodi, soprattutto durante l’inverno. Un paio di anni fa ho ricominciato a correre regolarmente, ma senza costrizioni e, soprattutto, ho imparato a seguire le sensazioni. Corro meno e meglio, in modo da farmi entrare dentro il piacere del gesto. Questa estate mi sono veramente divertito. Insieme ai cani e a Myriam formavamo un mucchio selvaggio che terrorizzava i raccoglitori di funghi e spaventava i cinghiali. Qui, vicino a casa mia, c’è un area selvaggia attraversata da sentieri e costellata da 5 laghi. Un ambiente perfetto per correre. Ora, con il ginocchio andato (a proposito, finalmente domani si va sotto i ferri a risolvere questa noia), mi manca fuggire per quel paio d’ore.
Chi si guarda intorno si sarà sicuramente accorto che la corsa, in ogni sua forma, è lo sport del momento. Guardate solo il numero di partecipanti a gare durissime come le maratone cittadine o le corse in montagna. Se ci penso la corsa è una delle attività più semplici ed immediate. Ad ogni livello, se praticata costantemente, è in grado di dare una dipendenza simile alle droghe. Soprattutto però la corsa, con la sua ripetitività ed astrazione, è un mantra. Mascherata da sport, da tendenza del fitness o sfogo agonistico, la corsa è una porta verso il nostro passato di animali. Secondo me è proprio lì la sua forza.
Fotografare uno che corre non è semplice. Il movimento è veloce e ci sono solo un paio di posizioni in cui si riesce a rendere l’idea di spostamento e velocità. Sembrerà strano, ma io trovo che sia uno dei pochi sport in cui ho bisogno di una macchina veloce (tipo la mia 1D a 10fps), in più si lavora spesso in ambienti scuri come i boschi e la messa a fuoco deve seguire il soggetto, quindi richiede obbiettivi veloci e pesanti. A volte mi capita di usare il flash, ma trovo che la quint’essenza sia la luce naturale. La vera difficoltà però è dover partire con l’idea di fare foto di corsa. A me piace fotografare le attività quando ci sono immerso dentro, ma a correre con la 1d ed il 300 f2.8 proprio non ci riesco ancora.
Le foto di Myriam Rovere e Matteo Rovere a Limone Piemonte hanno credit: Damiano Levati/Camelback
Le foto scattate durante la UMTB e in Sud Africa hanno credit: Damiano Levati/The North Face
Le foto scattate durante il Trofeo Mezzalama hanno credit: Damiano Levati/Trofeo Mezzalama
One Comment
bella Damiano, mi piace proprio questa tua riflessione…
ti auguro di ricominciare a correre molto presto.
Ciao